Portogallo, tra le azulejos e l’oceano

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era.
Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

Questo scriveva Josè Saramago nel suo libro "Viaggio in Portogallo".

Siamo partiti per il Portogallo senza grandi aspettative e abbiamo scoperto un paese ricco di storia, arte, fede. E' un paese "economico" con buon cibo e sopratutto con buon vino e con una bellissima atmosfera molto rilassata, insomma non manca proprio nulla (hanno anche un ottimo caffè espresso).

Prima tappa del viaggio, Oporto conosciuta comunemente con il nome Porto (volo diretto da Roma con Ryanair), la città si trova sulla riva settentrionale del fiume Douro, poco lontano dall'Oceano Atlantico.

Porto


Porto è la città commerciale per eccellenza del Portogallo e sin dai tempi degli antichi romani è stata sinonimo di commercio marittimo in tutta Europa. Non per altro il suo nome deriva dal portoghese Cidade do Porto, città portuale. Tutt’ora questa sensazione accompagna il viaggiatore che si addentra per le sue alture che permettono la visione del fiume, delle sue imbarcazioni, insieme al continuo garrire dei gabbiani che spingono l’immaginazione a cercare reti di pescatori.

I tetti rossi di mille case strette le une alle altre, a volte leggermente curvi, piegati dal peso del tempo che si è accanito sulle travi di legno che sorreggono le tegole irregolari, danno così l’impressione che le abitazioni si sorreggano l’una con all’altra, come i suoi abitanti.

Porto, il suo centro storico è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, si presenta ai nostri occhi estremamente pittoresca. La vista panoramica più bella si raggiunge attraverso la scalinata dei 240 scalini della Torre dos Clérigos, un’antica torre del XVIII secolo disegnata dall’architetto italiano Nicola Nasoni, dalla quale si può godere della bellezza dei monumenti maggiori della città.

Il Distretto di Ribeira rimane forse il più tipico quartiere di Porto presenta anche lungo il fiume le caratteristiche imbarcazioni chiamate Barcos Rabelos, che venivano sin dai tempi passati usate per il trasporto del vino Porto dalle cantine ai magazzini situati a Vila Nova de Gaia.

Non ci si può, infine, dimenticare dei ponti della città, tra cui il bellissimo ponte in ferro a due piani Don Luis I, che collega Porto a Vila Nova de Gaia, sulla riva opposta a sud, il ponte venne progettato su modello della Tour Eiffel da un assistente di Gustave Eiffel nel 1886, mentre il ponte ferroviario Dona Maria Pia venne costruito dallo stesso Eiffel nel 1877.

Lasciato Porto in direzione Guimarães, considerato il luogo di nascita del Portogallo, qui infatti nel 1139 il primo re del Portogallo, Dom Afonso Henrique, fece di Guimaràes la capitale del Portogallo.
Scriveva Saramago:

Al viaggiatore hanno detto che Guimarães è la culla della nazionalità portoghese. L’ha imparato a scuola, l’ha sentito nei discorsi di commemorazioni varie, non gli mancano quindi ragioni per incamminare i suoi primi passi verso il sacro poggio su cui si trova il castello. A quel tempo, i declivi che vi conducono dovevano essere privi di vegetazione perché gli eserciti non incontrassero ostacoli nelle sortite e non potessero nascondersi i nemici alla chetichella. Oggi è tutto un giardino dai viali curati e dagli alberi rigogliosi, un buon posto per le coppiette di innamorati ai primi approcci.

Guimarães

Il centro storico di Guimarães è eccezionalmente ben conservato ed è un autentico esempio di evoluzione di un insediamento medievale in una città moderna, la sua tipologia edilizia esemplifica lo sviluppo specifico di architettura portoghese dal 15° al 19° secolo attraverso l'utilizzo coerente di materiali da costruzione e tecniche tradizionali per questa ragione è stato inserito nel patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO
Oltre al centro storico molto bello è il Castello de Sào Miguel e lo splendido Palazzo dos Duques edificato secondo lo stile della Borgogna nel XV secolo, uno dei tanti stili architettonici preferiti da Dom Afonso.
Il palazzo, in disuso per diversi secoli, venne infine restaurato nel 1933, durante gli anni della dittatura Salazar divenendo quindi residenza presidenziale. Al suo interno si ammira in particolare un piccolo museo il quale ospita interessanti collezioni di tappeti persiani e fiamminghi.
Per il pomeriggio ci siamo diretti ad Aveiro, una piccola "Venezia portoghese " (anche se se somiglianze sono davvero poche), una città d’acqua che risplende di colori contrastanti: il bianco delle miniere di sale; il blu della laguna costellata dai celebri “moliceiros”, i colori vividi delle barche utilizzate per la raccolta delle alghe, il giallo dellle dune sabbiose della Riserva Naturale di São Jacinto e il verde della vegetazione che arricchisce i numerosi isolotti della laguna e dell’estuario. Molto particolari le abitazioni dipinte di strisce colorate coperte di azulejuos sono la gioia di ogni fotografo.

Ormai è quasi buio e si parte per Óbidos dove trascorreremo 2 notti, un paesino veramente delizioso, interamente circondato da mura, con un dedalo di strette stradine con case bianchissime con bordi colorati di azzurro e di giallo che ricordano i pueblos blancos andalusi e un’atmosfera un po’ fiabesca (specialmente la sera) ed il castello che sembra vegliare dall’alto su tutto il paese.

Aveiro

Camminare per le sue strade, visitare le botteghe con un ottimo artigianato è stato ancora più emozionante poichè le sensazioni erano acuite anche dalla musica che era mandata in filo diffusione in tutto il paese.

Óbidos è uno dei più perfetti esempi delle fortezze medievali portoghesi. Come nell’antichità, si entra dalla porta meridionale, quella di Santa Maria, abbellita da decorazioni di azulejos risalenti al XVIII secolo.

Scrive Saramago:

Obidos è un po’ la signorina di un tempo che è andata al ballo e aspetta che la invitino a danzare. La vediamo tutta composta nella sua seggiolina, non batte ciglio ed è seccatissima; perché non sa se il ricciolo sulla fronte si è disfatto con il caldo. Ma, insomma, la signorina è proprio bella, non c’è che dire.

Dopo un’ottima colazione si parte per Alcobaça, per vedere il “Mosteiro de Santa Maria de Alcobaça”, è uno dei monasteri più importanti del Portogallo e per questa ragione è stato inserito dall’UNESCO tra i patrimoni mondiali dell’umanità. Tra le cose più interessanti da vedere ci sono le tombe di Pietro I del Portogallo e della moglie, Inés de Castro; molto curiosa la loro storia: Inês, figlia illegittima di Pietro, gran signore di Galizia, era una damigella d’onore al seguito di Costanza di Castiglia, andata in sposa nel 1335 all’infante portoghese, Pietro, figlio di Alfonso IV e di Beatrice, a sua volta zia del padre di Inês. 

Alcobaça

Pare che l’infante sia stato subito colpito più dalla bellezza della damigella, chiamata “collo di cigno” che da quella della legittima sposa. Per queste attenzioni ricambiate, secondo alcune fonti, Inês è stata allontanata dalla corte, esiliata e, per di più, fatta diventare madrina di uno dei principini, per rendere impossibile e “peccaminosa” qualsiasi relazione tra l’infante ed Inês.Alla morte di Costanza (1345), Pietro richiama Inês dall’esilio, contrae con lei segreto matrimonio, celebrato dall’arcivescovo di Bragança nella chiesa di S. Vincenzo ed entrambi vivono nella “casa do mosteiro de Santa Clara” a Coimbra, ai bordi del Mondego, tra le “fontane dell’amore e del pianto”, dove hanno ben quattro figli.

In assenza del principe, i cattivi consiglieri del re: Pero Coelho, Alvaro Gonçalves e Diogo Lopes Pacheco, temendo la crescente influenza dei fratelli di Inês, Fernando e Álvaro Pires de Castro, indussero re Alfonso, incerto e tentennante, ad emettere sentenza di morte contro la donna, rea di rispondere all’amore del principe "com outro amor". Morto il vecchio re e ritornato, dalle fatiche belliche, dopo essere salito al trono, Pietro I vendicò la morte di Inês facendo strappare il cuore ai cattivi consiglieri del padre; fece traslare i resti mortali dell’amante dopo averla fatta incoronare regina e avere obbligato i sudditi a prostrarsi dinanzi a lei e a baciarle la mano. Poi, così incoronata, accanto a lui, la fece portare in corteo da Coimbra, ai bordi del Mondego, tra le "fontane dell’amore e del pianto", dove avevano vissuto il loro amore segreto, al monastero di Santa Maria di Alcobaça, dove le fece dare solenne sepoltura in uno dei più bei monumenti funebri di tutto il Portogallo. 

Scrive Saramago:

Queste tombe che, come tante altre, sono unicamente opere d’arte, non certo monumenti alla gloria e al potere di chi c’è dentro (oppure non c’è più, o non c’è mai stato), dovrebbero, ogni qualvolta fosse possibile senza offendere lo spazio circostante, essere situate a livello inferiore, con dei gradini e un deambulatorio sufficientemente ampio per potersi concedere allo sguardo da tutti gli angoli. Non può essere, risponderanno gli esperti. Dovrebbe essere, insiste il viaggiatore. E ciascuno resta sulle sue.

Questa giornata è dedicata ai monasteri, ci dirigiamo quindi a Batalha, il cui nome deriva da battaglia, dove il re João I vinse un’importante battaglia contro Juan I che lo portò al trono del Portogallo e per rispettare un voto diede il via ai lavori di costruzione del Monastero di Santa Maria da Vitória (dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO).

Batalha

Scrive Saramago:

Entrando nella Sala del Capitolo, ha nel ricordo quelle pagine di Alexandre Herculano che l’hanno colpito nell’infanzia: il vecchio Alfonso Domingues seduto sotto la chiave della volta, mentre i servitori toglievano i puntelli e la centina, nell’ansia che crollasse tutta la costruzione, e, all’esterno, a sbirciare dalla porta o dalle finestre laterali, la moltitudine di operai, inframmezzata da qualche nobile, altrettanto angosciata: “Cade, non cade”, c’era persino chi dava il disastro per garantito, e alla fine, mentre il tempo passava e il grande cielo di pietra si reggeva, il detto di Alfonso Domingues: “La volta non è caduta, la volta non cadrà"

Nei dintorni di Batalha c’è il Monastero di Fatima, uno dei più importanti Santuari mariani del mondo, legato alle apparizioni della Madonna di Fatima a tre piccoli pastori (Lúcia dos Santos, Francisco Marto e Giacinta Marto).

Fatrima

Lasciamo Fatima dopo aver mangiato diretti a Tomar, per vedere il convento-fortezza dei Templari e dell’Ordine di Cristo che aveva come simbolo una croce rossa in campo bianco ed era apposto sulle bianche vele delle caravelle dei famosi navigatori portoghesi.

L'ordine cessò di esistere come tale e fu trasformato in semplice congregazione religiosa sotto il re João II nel 1500.

Tomar

Ci alziamo con comodo e dopo un ottimo cappuccino si parte per una giornata, al contrario del giorno precedente, quasi tutta dedicata alla natura, cominciando da Peniche, una bella località balneare ed un porto di pescatori dove è possibile fare un percorso di 3km intorno a Cabo Carvoeiro che offre stupendi paesaggi dell’oceano tra rocce grandiose e insenature.

Al termine del giro si parte per Sintra, la famosa residenza estiva dei sovrani portoghesi, ne scrive molto Saramago, 

Spiegare il Palàcio da Pena è un’avventura nella quale il viaggiatore non s’imbarcherà. Già non è impresa da poco vederlo, sostenere il colpo di questa confusione di stili, passare in dieci passi dal gotico al manuelino, dal mudéjar al neoclassico, e da tutto questo a invenzioni che hanno ben pochi piedi e nessun capo. Ma quello che non si può negare è che, visto da lontano, il palazzo presenta un’apparente unità architettonica poco comune, che probabilmente gli deriverà dalla sua perfetta integrazione nel paesaggio piuttosto che dal rapporto dei volumi fra loro. Elemento per elemento, il Palàcio da Pena è la dimostrazione aberrante di fantasie che non si preoccuparono affatto di affinità o contraddizioni estetiche. La torre lotta chiaramente con il grande torrione cilindrico all’altra estremità, e questo appartiene all’altra famiglia dei più piccoli torrioni ottagonali che fiancheggiano la Porta do Tritão. Grandezza e unità le possiedono i robustissimi archi che sostengono i terrazzi superiori e le gallerie.

Sintra

Terminiamo la giornata visitando Cabo da Roca, estremo punto occidentale dell’Europa da dove è possibile osservare un magnifico panorama della costa e dell’Oceano.

Il poeta Luís Vaz de Camões definì questo luogo come:

Aqui... Onde a terra se acaba e o mar começa....

(Qui... dove la terra finisce e il mare comincia), questa frase è incisa sulla lapide del monumento in pietra che celebra la particolarità del luogo.

Cabo da Roca

Chiudiamo la giornata a Lisbona dove trascorreremo le ultime 3 notti del viaggio.

La capitale del Portogallo si estende sulla riva destra del Tago, la sua architettura è colorata, brillante, creativa. Le famose ceramiche lucide che ricoprono gran parte degli edifici, gli azulejos, la rendono speciale, viva, un po’ folle, i tanti monumenti distribuiti nella città sono la somma di influenze molteplici: forme arabe, decori moreschi e richiami marini, tipici dello stile manuelino, disegnano un paesaggio articolato, spumeggiante ed estroso.

Lisbona sembra quasi formata almeno da tre città in una, quella che scorre lungo il Tejo (il fiume Tago) fino al maestoso Ponte del 25 Aprile, interamente in ferro e dipinto di rosso, che sembra messo apposta per ricongiungere la città a quel Cristo Rei che domina la sponda opposta dell’estuario. L’altra, adagiata sui colli che discendono verso il fiume, dove si mescolano stili tra il medioevale ed il barocco in una caoticità solo apparente resa luminosissima dagli azzurri e dai rosa delle piastrelle decorate che adornano i palazzi. Ed infine la terza, quella che vuole apparire modernissima, già sede del’Expo del ’98.

Lisbona

In conclusione, il viaggio in Protogallo è stato per certi versi sorprendente; questo paese si è dimostrato accogliente e non banale, con un’armonia tra l'antico ed il moderno, un fascino tutto suo, sicuramente una meta da mettere nella propria lista di paesi da visitare!

Gianluca (gennaio 2012)

 

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