Sicilia: mare, sole e tanta storia

Approfittando del ponte del 25 aprile e del 1 maggio, da cui ricaviamo 9 giorni di ferie, organizziamo un viaggio in Sicilia, ci imbarchiamo così da Civitavecchia con auto a seguito direzione Palermo e, dopo una notte di navigazione, siamo pronti per visitare la città e questa magnifica isola.

Pagatemi queste righe a peso d'oro, non per la loro straordinaria bellezza ma perchè io stesso le devo pagare così care. Se stimo ogni stelletta dieci centesimi e un centesimo ogni profondo mormorio del mare, dieci lire il fuocherello rosso sulla cima dell'Etna e mezza lira ogni ora dell'aria balsamica - come vedete, non tengo conto né dei riflessi del mare, né delle palme, né del vecchio castello, e nemmeno del teatro greco che di notte non ha niente con cui attirare l'attenzione - allora, veramente ne vale la pena e sia lodato Dio che mi ha mandato in questa parte del mondo. (Karel Capek, "Fogli italiani"- da Palermo a Taormina, tra il 1890 e il 1938).

Si dice che tutte le città di mare hanno la loro vista più bella dal mare e Palermo non è da meno, l'entrata in porto con lo skyline della città e del Monte Pellegrino offre una vista eccezionale. 

Palermo

Parcheggiata l'auto il primo contatto palermitano è con un tizio che guida una carrozzella, ci lasciamo convincere a fare un giro del centro ma capiamo subito che si tratta di una fregatura, il giro è velocissimo non riusciamo a scattare nemmeno una foto e dobbiamo ripassare a piedi per le stesse strade per poter vedere la città.

Bella ed immensa città, il massimo e splendido soggiorno [...] Palermo ha edifici di tanta bellezza che i viaggiatori si mettono in cammino attratti dalla fama delle meraviglie che offre qui l'architettura, lo squisito lavoro, l'ornamento di tanti peregrini trovati dall'arte. (Edrisi, 1099 ca. – 1164)

Palermo

Camminando per Palermo, la prima impressione è di una città che ha vissuto antichi fasti (come scriveva Edrisi) ma che oggi vive in uno stato di decadenza con un alternanza di palazzi in condizioni soddisfacenti ed altri in completo abbandono. Visitiamo anche l'orto botanico, un bellissimo giardino una con completa collezione di piante grasse.

Lasciamo Palermo è partiamo per il nostro giro, passiamo per Mondello, la spiaggia dei palermitani, e ci fermiamo per la prima notte siciliana a Castellammare del Golfo, che deve il nome proprio al suo castello edificato tra la montagna ed il golfo, qui mangiamo per la prima volta nella nostra vita la famosa pasta con le sarde.

Castellamare del Golfo

Il giorno dopo si parte per Scopello per vedere la Famosa Tonnara di Scopello con i suoi faraglioni un posto magnifico dove è stata ambientata anche una Puntata di Montalbano (filo conduttore di quasi tutto il viaggio in Sicilia).

Tonnara di Scopello

Lasciamo Scopello per andare verso la Riserva dello Zingaro, una fascia di costa lunga 7Km con numerose calette e da falesie che da 913mt del monte Speziale portano rapidamente al mare, da percorrere assolutamente a piedi per gustarsi il paesaggio e per farsi il bagno in un mare dal sapore tropicale (a parte la temperatura dell'acqua).

Riserva dello Zingaro

Stanchi per la giornata andiamo verso la meta della nostra seconda notte siciliana, Erice. La leggenda narra che la dea della bellezza, dell'amore e della fecondità (Ibla per i sicani, Astrarte per i cartaginesi, Toruc per i Fenici, Afrodite per i Greci e Venere per i Romani) abbia eretto quì il suo nido d'aquila ed abbia celato con la nebbia i suoi amori alla curiosità dei mortali.

Erice

La famosa Dea non poteva scegliersi un posto più bello, Erice è magnifica, per visitarla bisogna perdersi tra i mille scorci di stradine, fortificazioni, chiese, conventi e botteghe artigiane. Una volta arrivati sui bordi della cittadina ecco apparire paesaggi mozzafiato della saline di Trapani o delle isole Egadi.

E' proprio dalla "Riserva naturale delle Saline di Trapani" che parte la nuova giornata in Sicilia, gestita dal WWF Italia, è tornata a produrre Sale (con tanto di marchio IGP). Una delle caratteristiche delle Saline trapanesi è la presenza dei bellissimi Mulini a Vento utilizzati per pompare acqua da una vasca all'altra o per la macinazione del sale.

Saline di trapani

Questa zona è molto ricca di Uccelli (ne sono state contate circa 208 specie) ed è utilizzata come area di sosta per le specie che migrano in Africa.

Lasciate le saline facciamo una sosta veloce a Marsala, famosa per l'ottimo omonimo vino e per lo sbarco di Garibaldi l'11 maggio 1860 con i suoi mille, e a Mazara del Vallo dove si trova uno dei più importanti uno dei maggiori porti di pescherecci di'Italia. 

Selinunte

Le due cittadine molto carine e le visitiamo molto velocemente per dedicare così tutto il pomeriggio alla visita di uno dei luoghi più belli della Sicilia, Selinunte. Fuori dal circuito turistico Selinunte è un sito archeologico (uno dei più grandi d'Europa) molto bello sia per la ricchezza dei reperti che per la suggestività dei paesaggi.

I resti di Selinunte sono sparsi in diversi splendidi cumuli; le numerose colonne ancora in piedi da lontano somigliano ad una grande città dalle molte guglie... (Algernon Charles Swinburne

Selinunte è un immenso accumulo di colonne crollate, ora allineate ed affiancate al suolo come soldati morti, ora precipitate in maniera caotica (Guy de Maupassant)

Camminare in questo sito archeologico in primavera è un'esperienza bellissima per tutti i nostri sensi, i resti dei templi e dell'acropoli sono circondati da tantissimi fiori gialli, i turisti non sono molti e ci godiamo il posto passeeggiando da una rovina all'altra.

Dormiamo da amici vicino Sciacca a Menfi e la mattina dopo partiamo di buona lena per vedere i templi di Agrigento.

Agrigento Templi

Rispetto a Selinunte i templi sono conservati molto meglio (alcuni sono in restauro) ma l'ambientazione è molto diversa, qui la città è a due passi è fa da sfondo ai templi e poi c'è molto più turismo di massa. Nella Valle dei Templi, dichiarata nel 1997 dall'Unesco "patrimonio mondiale dell'umanità", si trova uno dei maggiori complessi archeologici del Mediterraneo, immerso in un paesaggio agricolo prevalentemente costituito da ulivi centenari e mandorli.

Lasciamo Agrigento senza visitare la città e ci dirigiamo a Ragusa. Ibla è il quartiere (antico nucleo abitativo di Ragusa) “che sta sotto” (in siciliano iusu) alla città stessa, il viaggio per raggiungerla è dunque tutto in discesa. Ragusa e il suo gioiello, dal 2002, sono entrate a far parte del Patrimonio dell'Umanità Unesco, tra le città tardo-barocche del Val di Noto.

Ibla

Set di molte puntate di Montalbano (qui c'è il commissariato, molte scene esterne) e di molti altri film, Ibla deve il suo aspetto odierno al terremoto del 1693 che cancellò di fatto il suo aspetto medievale. I nuovi edifici e le sue tante chiese furono ricostruiti in stile tardo barocco e oggi rappresenta uno degli esempi meglio conservati dell'architettura settecentesca in Sicilia.

Dormiamo a Vittoria, dopo aver cenato vicino Modica a Chiaramonte Gulfi, ed il mattino dopo partiamo verso Noto, ma prima passiamo a Donnalucata dove è ambientato il "lungomare di Marinella" dove Montalbano si incontra con la fìmmina svidisa in "La forma dell'acqua", lo stesso lungomare dove abita Anna (l'amica di Michela che fa quasi perdere la testa al Commissario), in "La voce del violino".

Donnalucata

Sempre quì è ambientato il cui porticciolo travagliato da un mare particolarmente burrascoso che ha fatto da sfondo al ritrovamento dell'auto abbandonata del dott. Landolina in "Gatto e cardellino".

Poco più in la troviamo nel comune di Sampieri un'altro set di Moltalbano, si tratta della Fornace Perna a Sampieri, quì è ambientata "La Mannara" nella puntata "La forma dell'acqua" dove i due monnezzari trovano il corpo dell'ing. Luparello e la collana d'oro massiccio.

La fornace Perna

Si tratta di un monumento di archeologia industrale del primo '900 (fu realizzata tra il 1909 e il 1912) così rimasto dopo un incendio devastante e oltre 80 anni di abbandono ma resta comunque magnifico, inserito com' è nel paesaggio mozzafiato di Punta Pisciotto.

Arriviamo a Noto in tarda mattinata, parcheggiamo nella piazza antistante la porta d'ingresso al centro storico, e cominciamo a visitare la città. Entrambi abbiamo la stessa sensazione di essere osservati, Noto è stata l'unica città della Sicilia dove non ci siamo sentiti a nostro agio, comunque la città e magnifica è una meta irrinunciabile di ogni viaggio in Sicilia.

Noto

Forse la più suggestiva definiziona di Noto la diede il senese Cesare Brandi definendola appunto: "un giardino di pietra". In questa cittadina siracusana si assiste all’apoteosi del barocco siciliano, dove la morbida pietra bianca locale è stata finemente lavorata per fargli prendere forme armoniose irripetibili, conventi, chiese, monasteri, palazzi, sono il risultato di quest’arte. Per questo è difinita la capitale della val di Noto patrimonio dell'Unesco.

La pietra calcarea con cui è stata costruita la città ha il pregio di essere facilmente lavorabile ma è anche molto friabile ed ha bisogno di continui restauri per evitare che la città cada a pezzi come è accaduto nel 1996 alla cattedrale dove è crollata la cupola.

Lasciamo Noto per andare a visitare la "potente" Siracusa, come scriveva Pindaro:

«Di Alfeo ultima dimora,
Ortigia, gloriose radici della potenza di Siracusa,
Culla allora di Artmide,
Da te, o sorella di Delos, si innalzi il canto
Addolcendo a prezzo alto [...]».
(Pindaro, Odi, 518- 438 a.C)

Come prima tappa andiamo a visitare l'Orecchio di Dionisio è una grotta artificiale, scavata nel calcare, alta circa 23 metri  larga dagli 8 agli 11 e profonda circa 65, dotata di una eccezionale proprietà acustica che amplifica i suoni fino a 16 volte. La sua particolare forma, simile ad un padiglione auricolare, e le sue caratteristiche acustiche, indussero Michelangelo di Caravaggio a soprannominarla "Orecchio di Dionisio", avvalorando così la leggenda secondo la quale la grotta sarebbe stata fatta costruire da Dionisio, tiranno di Siracusa, per rinchiudervi i prigionieri e poter ascoltare da un'apertura dall'alto le loro parole amplificate dall'eco. In effetti la particolare forma della grotta è dovuta al fatto che lo scavo iniziò dall'alto andando ad allargarsi verso il basso per seguire una vena di roccia di ottima qualità.

Siracusa, il teatro greco

Continuando la visita andiamo a vedere il Teatro Greco, utilizzato ancora oggi per spettacoli teatrali, la massima espressione dell'architettura teatrale e della technica scenica d'epoca greca. Orientato verso il mare offriva agli spettatori un magnifico panorama.

Sempre all'interno del parco archeologico c'è un'anfiteatro romano, il terzo più grande d'Italia dopo il Colosseo e l'Arena di Verona.

E' arrivato il momento di visitare Siracusa e la sua magnifica isola dove la moderna città si è fermata e non ha intaccato il fascino di Ortigia. Collegata alla terraferma da 2 ponti, anche questa parte della sicilia è patrimonio dell'Unesco dal 2005, offre una perfetta sintesi della storia di tutta la sicilia. L’isola di Ortigia è il cuore pulsante di tutta la città: appena un chilometro quadrato eppure un incantevole scrigno di tesori e di bellezze naturali pronti a stupirvi. Templi, castelli, antiche dimore aristocratiche e chiese barocche determinano il fascino dell’isoletta dedicata ad Artemide. Piacevole è perdersi tra i suoi vicoli, alla ricerca di rare atmosfere altrove perdute e che qui si percepiscono ancora più vive che mai.

Siracusa Ortigia

Tra le leggende in cui Ortigia è conivolta c'è quella della Fonte Aretusa, si racconta che Aretusa, una ninfa seguace di Artemide (Diana) per sfuggire all'amore del fiume Alfeo fu mutata in fonte ma il perseverante Alfeo si mutò in fiume e mischio le sue acque a quelle di Aretusa.

La fonte di aretusa è nella realtà una sorgente di acqua dolce che giunge per via sotterranea sino all'isola per poi riversare le sue acque in mare, questà immagine ha affascinato molti poeti e scrittori. La fonte Aretusa è ad oggi il cuore di Ortigia, luogo di ritrovo e passeggio più volte sottratto al rischio di prosciugamento. Svariati terremoti nei secoli hanno minacciato il secolare afflusso di acqua, sino a pochi anni fa quando la siccità e forse persino i lavori di costruzione del terzo ponte, hanno ridotto la portata di acqua alla fonte mettendo a rischio la salute del papiro, che cresce all’interno della pozza.

Ortigia

Lasciamo Ortigia a malincuore per raggiungere i nostri amici a Catania una città che vive in simbiosi con l'Etna, usufruendo della fertilità delle campagne ma soggiacendo alle colate e alle ceneri. Il Vulcano fornisce anche la pietra nera con cui sono stati costruiti molti edifici della città cosa che si nota molto camminando per le vie di Catania.

Catania

«Catania, li so' chiazzi, li so' strati,
l'occhi di li so' donni non tinciuti...
E la villa billini 'ntra la stati
ccu lu passiggiu di tutti li ziti,
cu tristi, cu fistanti, e cu 'ncagnati,
cu 'ncunnatizzi, e cu tutti puliti [...]»
(Nino Martoglio, Sonetti, 1870-1921)

Anche il barocco presente nel centro storico di Catania è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità insieme alle altre cittadine della Val di Noto.

Dopo aver passato quache giorno in città ed aver visitato la zona e bellezze come Taormina, Acitrezza, Isolabella ripartiamo per Palermo dove ci aspetta il traghetto che ci porterà a Roma, riusciamo cumunque a fare un'ultima tappa ad Enna, il balcone della Sicilia.

Enna panorama

Chiudo questo racconto della Sicilia con un'estratto dagli scritti di Rina La Mesa che sintetizza molto bene come appare questa terra agli occhi del viaggiatore.

La scoperta della Sicilia è uno dei motivi più fertili e frequenti della letteratura sette-ottocentesca dei «viaggiatori» stranieri in Italia. L'aspirazione al mitico, solare Sud sembra, nella immaginazione di tedeschi, inglesi francesi nordici, raggiungere l'apice più ricco di sorprese e di novità nell'esplorazione attonita, stupita (ma non per questo meno animata da vigile spirito critico e selettivo) dell'isola "del sole", della "terra del fuoco", della "terra della primavera perenne". (Rina La Mesa,"Viaggiatori stranieri in Sicilia", 1961)

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